OLTRE IL FIUME, IL GUARDIANO DEL TEMPIO, Isa Fiorduri ISBN 978-88-31628-68-6, Edizioni Youcanprint
…Ricominciamo. Riprogettiamo il lavoro, il nostro essere. Consapevoli della necessità di nuovi modelli di organizzazione del lavoro. Consapevoli della necessità di investire, sì in nuovi sistemi digitali, ma soprattutto nelle Persone. Consapevoli del fatto che molte cose verranno fatte a distanza…E-collaboreremo, E-ciformeremo, E-ciincotreremo, E? E-appunto. Dobbiamo imparare ad andare oltre, oltre il fiume, per ricomniciare, riprogettare, ripartire…Oltre il fiume, il Guardiano del Tempio…una guida per navigare sicuri e approdare Oltre. Superare gli ostacoli, dirigere, condurre, accompagnare e guidare le Persone con umanità e umiltà, dando a tutto un senso.

Collaboratrici e collaboratori entusiasti e motivati. Clienti contenti. Successo duraturo e sostenibile che fonda le sue radici nell’affermazione dell’essere umano e non solo sul risultato economico e finanziario. Una Persona di successo non necessariamente è felice, ma una Persona felice sicuramente ha successo. Allora coraggio: un ottimo leader, un bravo responsabile delle umane relazioni lotta per rompere con le abitudini e trovare nuove vie, superare gli ostacoli e dirigere, condurre, accompagnare e guidare le persone con umanità e umiltà , dando al tutto un senso e andare oltre. Oltre il fiume, il guardiano del tempio…
LET’S REINVENTING LEADERSHIP
The word of work will never return back to that as we know, to the practice before the pandemic struck. We must get used to cohabit with such a new normal. We need a new working model and we have to make structural and mindset changes to define how to use the after Covid-19 opportunity to reset and transform the world of work and the workplaces. Flexibility, new skills and investments on it, trust, new leadership, collaboration, to be compassioned, love. If we want to create the success and guarantee a sustainable future for all (organizations, society, environment) we have to learn to manage and to lead people and human capital with the values and the method as I wrote a few lines above. We have just to go with our gut to reinventing leadership. To really take and lead the challenge to change, the new leader must be empathetic, must be able to communicate clear and transparent, have to be very careful about the wellbeing of the people forming the teams, have the ability to build relationships and the capacity to give trust, delegate and share responsibilities. He must pass from a traditional business hierarchy to a lean/agile organization that takes advantage of the instruments and technological contents to disposition. He has to learn to be more flexible, he has to adopt the new hybrid working models and redefining the strategic and organization system. He must use the emotional intelligence, be agile, resilient, supportive, collaborative. We have now the wonderful opportunity to define a new era of work and new working models. We just need to change our way of thinking. So, for this we need a landmark paradigm shift, we need to really invest in People and their development. A tough job. We have the duty to reinventing leadership.
CONDURRE SÌ, MA SENZA COMANDARE
Uno dei maggiori insegnamenti che la gestione del periodo virale ci ha lasciati è che un dirigente ha fatto un buon lavoro se in tempo di crisi può starsene tranquillamente lontano, non c’è bisogno di lui e l’azienda va avanti comunque…perché una cosa è certa (la pandemia l’ha messa ben in evidenza): la conduzione non è una via a senso unico, una declinazione dall’alto al basso tra il superiore e un dipendente, ma è una questione di relazione. Un fatto meramente “olocratico”? Forse, ma sta di fatto, che più autonomia e più repsonabilità sono la chiave per rendere l’azienda davvero più agile, più performante. Ora più che mai, le aziende e la Società tutta, hanno bisogno di buone idee. Un dirigente, un capo, per quanto bravo e visionario possa essere, da solo non le può certo avere. A fianco di chi fa, di chi produce, c’è la necessità di avere timonieri, tattici, motivatori, sostenitori, manager che sono in grado di riconoscere il potenziale. C’è davvero bisogno di avere dei leader che guidano e ispirano le Persone, non di reprimerle attraverso l’espressione del comando nella sua più antica accezione del termine. Grazie all’epidemia, vi è, nel rispetto dei valori e della centralità della Persona, l’assoluta necessità di propagare e diffondere una nuova cultura della gestione di impresa, una nuova leadership che dia fiducia e autonomia, condivida le responsabilità. Mai come oggi dobbiamo pensare al futuro, ma soprattutto, in termini aziendali, a lungo termine. Il comando in senso stretto frustra, demotiva e spegne le Persone. Comandare e controllare può forse andar bene nel corto periodo, ma se bisogna garantire la sopravvivenza dell’azienda, ma soprattutto la sua lunga vita, bisogna fare in modo di cambiare il paradigma e di condurre in maniera tale da far esplodere tutto il potenziale delle Persone, renderle partecipi, dare loro fiducia, autonomia e responsabilità, trasformarle in imprenditori di sé stessi. Bisogna condurre, o meglio guidare, ispirare, senza comandare.
SENZA PAURA
Settimana scorsa, facendo il punto su quanto accaduto negli ultimi 5 mesi e, riassumendo tutto quanto abbiamo vissuto e messo in atto per sopravvivere, risorgere e ripartire con gioia e ottimismo, ho avuto una accesa discussione con alcune persone sul tema della digitalizzazione, con alcune derive nell’ambito dell’intelligenza artificiale e addirittura nella robotica. Dal termine di quello che si è poi trasformato in un dibattito circa il nostro futuro, mi sono preso la briga (anche perché le alcune parole continuavano a frullarmi e rifrullarmi in testa) di riflettere sul tema in generale e sono giunto alla conclusione che…
… Le paure sono davvero paralizzanti.
A questo proposito, mi è venuta in mente una storiella che calza a pennello: un vecchio è solo nel suo letto. Sono gli ultimi momenti della sua vita. Uno scampolo di energia gli fa però aprire gli occhi. Si guarda attorno e scorge un capannello in raccoglimento al suo capezzale. Cerca di mettere a fuoco le facce delle persone e nota che i loro visi sprizzano tanto amore, ma il loro sguardo è molto triste. Spaesato l’uomo abbozza un sorriso e con voce flebile sussurra: “voi siete sicuramente gli amici della mia infanzia. Siete venuti per darmi l’ultimo saluto. Ve ne sono estremamente grato”. Dal gruppo si stacca un omone che, malgrado il fisico possente, stringe teneramente la mano del morente e così facendo risponde: “Sì. Hai ragione. Siamo i tuoi migliori e i tuoi più vecchi amici, ma è da molto tempo che ci hai rottamato e dimenticato. Siamo tutte le tue occasioni perdute, quelle che non hai voluto cogliere. Siamo le tue speranze irrealizzate. Siamo i tuoi sogni e i tuoi piani, tenuti imprigionati nel profondo del tuo cuore. Che tu, per timore, non hai mai reso liberi. Siamo i tuoi talenti, unici, che non hai mai voluto far crescere e sviluppare. Siamo le tue competenze, le tue capacità che non hai mai voluto scoprire e far emergere. Vecchio e caro amico, non siamo venuti per consolarti e darti sollievo. Siamo qui per morire e scomparire con te”.
Tutti noi abbiamo un potenziale infinito, ma spesso rimane inutilizzato per mille motivi e tanta paura. La stessa paura che ci paralizza di fronte alla digitalizzazione, alla robotizzazione della nostra società. Allora senza paura, pigiamo il tasto dell’accensione e diamo vita alla macchina, relazionando con essa e insegnandole cosa fare, per crescere e sviluppare. Per non morire. Se ben ricordo le tre leggi della robotica (Isaac Asimov) un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. Lasciamo tutto spento? Siamo il vecchio in punto di morte o i suoi vecchi amici? La digitalizzazione, un’occasione d’oro per l’Umanità? O perduta? Di quelle che non abbiamo voluto cogliere? Speranza irrealizzata? Sogno? Talento, competenza e capacità da sviluppare? O rischio esistenziale? Ci troviamo in un momento epocale unico. Il mondo digitale, le intelligenze virtuali e artificiali guidano la società e negli ultimi mesi hanno salvato la vita e il lavoro di milioni di persone. Un potenziale economico incalcolabile e nuovi modelli di lavoro e di business. Ma la nostra paura è una sola: Cosa succederebbe se l’intelligenza artificiale dovesse un giorno superare quella umana? Utopia o scenario reale? In un attimo il futuro. Di fatto la responsabilità nei confronti della digitalizzazione, dell’intelligenza artificiale e della robotizzazione è solo nostra. Sta a noi, alla società imparare come utilizzare al meglio queste opportunità, convivere con le libertà che tutto ciò permette. Senza paura.
From Beat Generation to …Zoomers Generation
We had just finished studying the Generation Z, adapting working methods, services and products to their use and consumption. We had just started studying the Generation Alpha, but, finally here were are,…a miracle: we have witnessed the birth of a new Generation that binds and unites all of us, regardless of age, social and cultural context in which we lived…In fact we are all ZOOMERS: The Zoomers generation.
LA FIDUCIA? UN VALORE VITALE
Una cultura basata su valori condivisi rappresenta un vero vantaggio competitivo per l’azienda, unisce le Persone e scava solide fondamenta per il presente, ma soprattutto per futuro. Il miglior modo per costruire la fiducia, anche e soprattutto con i clienti, è investire continuamente e incondizionatamente nelle Persone. Le aziende e le società che vivono e condividono una cultura aziendale forte e ben radicata nel quotidiano fare, che mettono al centro dei propri interessi il proprio Personale, motivandolo e facendolo crescere, che credono nelle sue capacità e competenze, che danno fiducia, diventano resilienti, affrontano le crisi in maniera diversa, navigano in acque sicure quando affrontano i cambiamenti e il futuro. Sono più forti. Con fiducia.
From Leadership to Loveship: a matter of values.
In recent months we have learned a lot. To solve and adress real problems to concret solutions was one of this. We realized that adversity is a question of new opportunity. We spent the time cutting stress and keeping healthy. We used the time to innovate and find new applications, new way of work, products and services. It was clear that Leadership in crisis time is about adabtability and new opportunity to find, always maintaining a long-term orientation. But one thing has become clear to all of us: Leadership is an act of love. In the last few months the leaders have had to be optimistic, leads with passion and enthusiasm, always serving others, with a high degree of discretion and great humility. They were supposed to be an example for everyone and very close to the People, staying in touch and together, making empathy a reason to live. And keeping distance in a certain way, to be able to manage emotions, maintaining always the necessary lucidity whilst continuing to listen. A matter of values, a question of love…It’s Loveship.
IT’S THE HERE AND NOW TIME. IT’S TIME TO ACT. IT’S TIME TO MOVE, IT’S TIME TO TRUST. Offer and receive unconditionally. To Trust: a fundamental value for all companies and leaders
The home office becomes the new norm, not only for a few people, but for a lot of employees. The present and the future that await us is more than that. Teleworking also means to lead at a distance, it means to be distance leader and therefore to apply those appropriate principles of distance leadership of which the foundations are rooted in that value that underlies all human relationships: trust. The work of the future and, the future of work will be forged by trust. In fact, more trust and more skills for the employees and, of course, for the management. It means more democracy and gender equity. Covid-19 has driven companies to innovation and change even the most conservative, fearful of any variation and uncreative. It really happened: the fourth revolution and digitalization have suddenly become sexy, attractive, trendy and glamorous. They brought with them unthinkable opportunities for growth, opportunities for development. The virus has become the accelerator of digital transformation. Too many structures still too rigid, too many gaps in digital skills, too many prejudices and, so much fear among managers. The pandemic has shown more than ever that digital transformation goes far beyond technology. It is a process of social and cultural change. Many companies must adapt and reinvent themselves; pain: disappearance. All this to say that the value of trust will transform the world of work and create a new leadership model (see co-vidship). In today’s world of work, but especially in the world of tomorrow, there is a need for more autonomy, more entrepreneurship, more participation, maximum development of potential. We need to give more elbow room (leeway) to the Employees and ensure that they organize themselves in a network and in agile teams. Leaders have the task of let it go, leading remotely, so that People acquire the necessary experience and contribute to company growth. On the other hand, the basic concept of digital transformations is trust and networking.
The last few months have shown this. Entire teams active and connected remotely. Companies have been transformed into teams, distant but close each other’s, joined by the network. Working communities have been born and have created and used platforms for the exchange of informations and knowledges, shared and transformed concretely, in real time, into useful actions and solutions. Companies become agile and quickly adaptable to the context. In this way companies grow and contribute to the development of everyone and of the territory. Work becomes fun, motivation rises, productivity increases. All, thanks to the fact, that you have simply given a sense and meaning to the job: creating value through values, specially trough trust. Home-working, co-working, smart-working, job-sharing, mobile work, distance learning, become the new standard, the new norm. From trust and reinvention arise new ideas to face the present and the future. The future of a more democratic and more fluid leadership. It’s about inspiring trust, leading… being followed. The pandemic has shown that we can face difficulties thanks to strict discipline and organization as well as awareness of managing insecurities and complexities. We have demonstrated that resilience is an important value. Resilient people trust the future and adapt better, are more agile and flexible. In the Covid-19 period, resilience beat efficiency. Emotional, relational and communicative intelligence became more and more important. Empathy, listening, sensitivity, creativity, collaboration, compassion, ability to solve problems, the future is female. The digital transformation is not only a matter of technique, but of people, of humanity, of listening. The virus? A chance to change. An opportunity to reduce gender differences, to review work systems, to make them more fluid, more collaborative, to put People back at the center. It’s worth it for our future and that of future generations. A question of trust.
È IL TEMPO DEL QUI E ORA, MA ANCHE DEL DOPO, DEL PASSARE ALL’AZIONE. È IL TEMPO DI MUOVERCI. È IL TEMPO DELLA FIDUCIA. Offrire e ricevere incondizionatamente. Avere fiducia: un valore fondamentale per le aziende e i loro leader
L’Home office diventa la nuova normalità, non solo per pochi privilegiati, ma per molti lavoratori. Ma il presente e il futuro che ci aspettano sono più di questo. Telelavorare implica anche condurre a distanza, significa essere distance leader e quindi applicare quei principi consoni della distance leadership di cui le fondamenta sono radicate in quel valore che sta alla base di tutti i rapporti umani, ovvero la fiducia. Il lavoro del futuro e, il futuro del lavoro sarà forgiato dalla fiducia. Di fatto più fiducia e più competenze per la Collaboratrici e i Collaboratori e anche, naturalmente per i quadri dirigenti. Più democrazia e equità di genere. Il Covid-19 ha spinto le aziende all’innovazione e ai cambiamenti anche quelle più conservative, timorose nei confronti di qualsiasi variazione e poco creative. E così, la quarta rivoluzione e la digitalizzazione sono diventate improvvisamente sexy, attrattive, trendy e glamour. Hanno portato con sé possibilità di crescita, occasioni di sviluppo, impensabili prima. Il virus è diventato l’acceleratore della digitalizzazione. Troppe le strutture ancora troppo rigide, troppe le lacune in ambito delle competenze digitali, troppi i pregiudizi e, tanta la paura tra i dirigenti. La pandemia più che mai ha dimostrato che la digitalizzazione va ben oltre la tecnologia. È un processo di cambiamento sociale e culturale. Molte aziende devono adattarsi e reinventarsi; pena: la scomparsa. Tutto questo per dire che il valore fiducia trasformerà il mondo del lavoro e darà vita ad un nuovo modello di leadership (co-vidship). Nel mondo del lavoro di oggi, ma soprattutto in quello di domani, c’è bisogno di più autonomia, di più imprenditorialità, di più partecipazione, di massimo sviluppo del potenziale. Ergo: bisogna dare più spazio di manovra alle Collaboratrici e ai Collaboratori, e fare in modo che si organizzino in rete e in team agili. Ai dirigenti il compito di lasciar fare, dirigere a distanza, affinché le Persone acquisiscano la necessaria esperienza e contribuiscano alla crescita aziendale. D’altronde il concetto base della digitalizzazione è la fiducia e il fare rete, il networking. Gli ultimi mesi appena trascorsi lo hanno dimostrato. Interi team attivi e collegati in remoto. Le aziende sono state trasformate in team, distanti, ma vicini, uniti tra loro dalla rete. Sono nate comunità di lavoro che hanno creato e utilizzato le piattaforme per lo scambio di informazioni, la condivisione del sapere, della conoscenza. Il sapere è stato messo in rete, condiviso e trasformato concretamente, in tempo reale, in azioni utili e soluzioni. Le aziende diventano agili e adattabili velocemente al contesto. Così le aziende crescono e contribuiscono allo sviluppo di tutti e anche del territorio. Il lavoro diventa divertente, la motivazione sale, la produttività aumenta. Il tutto grazie al fatto che si è semplicemente dato un senso e un significato al lavoro: creare valore attraverso i valori. L’home-working, il co-working, lo smart working, il job-sharing, il lavoro mobile, la formazione a distanza, diventano il nuovo standard, la nuova normalità. Dalla fiducia e dal reinventarsi giungono le nuove idee per affrontare il presente e il futuro. Già. Il futuro di una leadership più democratica e più fluida. Si tratta di ispirare fiducia, di guidare…farsi seguire. La pandemia ha mostrato che siamo capaci di affrontare le difficoltà grazie alla ferrea disciplina e alla rigida organizzazione oltre alla consapevolezza del gestire le insicurezze e le complessità. Abbiamo dimostrato che la resilienza è un valore importante. Chi è resiliente si adatta e si adegua meglio, è più agile e flessibile. Nel periodo Covid-19 la resilienza ha battuto l’efficienza. Assumono quindi vieppiù importanza l’intelligenza emotiva, quella relazionale e comunicativa. Empatia, creatività, collaborazione, compassione, capacità di risolvere i problemi, l’ascolto, la sensibilità…il futuro è donna. La digitalizzazione non è solo questione di tecnica, ma di persone, di umanità, di ascolto. Il virus? Un’occasione per cambiare. L’occasione per ridurre le differenze di genere, per rivedere i sistemi di lavoro, renderli più fluidi, più collaborativi, per rimettere le Persone al centro. Ne vale del nostro avvenire e quello delle generazioni future. È una questione di fiducia.
LA LEADERSHIP DEL FUTURO: Collaborazione, Creatività, Compassione
Oggi più che mai, tutti i manager, i leader, quelli che contano, si riempiono la bocca con parole quali, coraggio, umiltà, senso e significato, amore, responsabilità, altruismo, rispetto, empatia, ascolto, solidarietà, credibilità, business consapevole, forza della cultura, energia, VALORI. Bello, interessante, di buon auspicio, ma anche drammatico. Per capire l’importanza dell’Umano essere, il mondo si è dovuto fermare, le Persone hanno dovuto ammalarsi e morire a frotte. Il globo si è chiuso per grandi lavori di ristrutturazione, per tornare più nuovo che mai…Chissà se davvero la lezione è stata assimilata e davvero cominceremo a infettare le aziende e la nostra società con l’unico virus sano che esista, ovvero l’UMANESIMO nel suo senso più profondo.
Se conoscessimo meglio noi stessi, se i manager e i leader si conoscessero meglio, troveremmo il coraggio di fare del nostro essere umanamente fragili la vera forza per poter affrontare a beneficio di tutti le sfide del futuro senza la paura di essere presi per dei deboli, falliti e inutili, senza paura di dire la verità. Notasi che con il termine verità (in latino veritas) si indicano una varietà di significati, che esprimono un senso di accordo con la realtà, e sono in genere collegati con il concetto di onestà, buona fede e sincerità, caratteristiche che un vero leader dovrebbe far proprie.Non è forse la verità che permette agli Uomini, alle Donne, di essere giusti? E alla verità e alla giustizia non sono legati l’amore, l’agape e l’eros? Perché è importante conoscere sé stessi? Perché quando parliamo di Leadership diciamo che prima di guidare gli altri bisogna essere leader di sé stessi? Non è forse vero che conoscere sé stessi significa saper gestire le proprie paure, liberare e governare le proprie emozioni e trasformare il tutto in strumenti per poter raggiungere il successo, dapprima quello umano e poi, conseguenza naturale, quello materiale? Non è forse vero che il successo è frutto delle relazioni umane che si costruiscono, si coltivano, si curano quotidianamente? Non è forse vero che se conosco me stesso riesco a conoscere meglio gli altri, collaboratori, collaboratrici, colleghi, colleghe, partner e tutti coloro con i quali entro in relazione, riesco ad interagire con loro a crescere come persona e fare in modo che grazie la mio contributo anche loro si possano sviluppare? È risaputo. Ogni leader è tale se è in grado di far crescere la propria squadra e le persone che la compongono. E lasciare esprimere le iniziative personali, la condivisione e lo svilupparsi insieme non motivano le persone? E allora come fare? La miglior cosa che un leader deve fare è essere più cosciente su ciò che lo motiva e soprattutto essere più cosciente su quali siano i fattori stimolanti che guidano le sue decisioni: insomma deve conoscersi! E conoscere gli altri. Nel più profondo. Deve mettersi letteralmente nei loro panni, deve scambiare se stesso negli altri: imparare a prestare la massima attenzione ai desideri e ai bisogni degli Altri, cogliendo ogni minimo segnale. Deve prestare la massima attenzione al prossimo. D’altronde l’esperienza sul campo lo dimostra: vi è una qualità, una caratteristica che eccelle nei confronti di tutte le altre ed è una sacrosanta verità, tipica di tutti i grandi imprenditori, manager e leader: la coscienza e la conoscenza di sé stessi. Senza coscienza di sé non si possono comprendere le proprie forze e i propri punti deboli. È proprio la coscienza di sé che permette ai manager, agli imprenditori di affermare la propria leadership e, in tutta umiltà, rimanere aperti a nuove idee e a opinioni avverse. L’umiltà che ti permette, da quegli esseri fragili che siamo, di accettare la vulnerabilità e dirigere con semplicità, modestia, remissività e assoluto rispetto.
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